LA NOBILE PERPLESSITÀ DELLA FENICE

Regia: Carlo Roncaglia

E L'ORGOGLIOSA UMILTA’ DI UN TECNICO INFELICE 
ovverosia DOMINO - Allegoria Tragica con Musiche e Rumori -

La Nobile perplessità della Fenice rappresenta, a ben vedere, una sorta di privatissimo incubo a due: due differenti deliri si scontrano sul piano di una vocazione alla fantasticheria tanto sfrenata da rasentare la follia. La differenza tra i due, però, è assai grande. Nel tecnico agisce uno spirito di fedeltà ad una vocazione all'azione e alla stabilità delle convenzioni, che trae alimento, con tutta evidenza, dal radicamento in uno stato indiscutibile e certo (Sono un elettricista); nella sparuta bibliotecaria, invasa da sogni strabilianti e funesti e da una continua, ininterrotta volontà di inventarsi qualunque esistenza possibile, agisce un irrazionalismo che, nutrito di pessime letture pessimamente metabolizzate (anzi, niente affatto metabolizzate) la colloca, automaticamente, in un mondo nel quale sarebbe assurdo voler scindere non soltanto il vero dal falso, ma distinguere la differenza che c'è tra ciò che è verità e ciò che è autocompiacimento menzognero. Eppure entrambi muovono verso un unico obiettivo: quello di definire, meglio e più chiaramente che possono la realtà che vivono e che li circonda. Intorno a loro dilaga un’epidemia mortale: e, nei loro discorsi, quando vi fanno riferimento, la prima tentazione è quella di trasformare quel male in un simbolo: che è la tentazione febbrile, che provano entrambi, a trasformare in un segno universale quel che dicono e quel che fanno. L'autore non è in grado, ovviamente, di dire con certezza che cosa rappresenti il suo atto unico, se non, come dice il sottotitolo, un'allegoria tragica. Rappresentare delirio e schizofrenia non è facile: quando, poi, si tenta di caricare il tutto di un peso, in qualche misura, politico, le cose si complicano, va da sé. Lo spettatore legga il tutto come crede, gli dia il significato che gli pare possa assumere e lo ascolti per quello che è: la messa in scena abbastanza disperata, di due solitudini che cercano, inutilmente, un punto d'incontro.

di Piero Ferrero

Con
Francesca Porrini 
Gianluca Gambino 

Scene e costumi Federica Perone, Silvia Palazzini e Marina Bison
Musiche a cura di Enrico De Lotto
Allestimento a cura di Alberto Giolitti
Assistente alla regia: Enrico Dusio

Regia di Carlo Roncaglia

Guarda la gallery

 

  • francesca-porrini-sito.jpg
    Francesca Porrini

    Diplomata alla scuola del Teatro Stabile del Veneto (1999), vive a Torino dove nel 2003 si diploma alla scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Mauro Avogadro. Continua la sua formazione con laboratori diretti da Pierre Byland, Piero Maccarinelli, Gabriella Bartolomei. Tra le produzioni a cui ha partecipato, Chie Chan ed io di Banana Yoshimoto, La testa del profeta di Elena Bono, Fedra di Euripide, Molto rumore per Nulla per la regia di W.Le Moli, Così è se vi pare per la regia di A.Averone e in Sogno di una notte di mezza estate per la regia di W.Le Moli.

  • gianluca-gambino-sito.jpg
    Gianluca Gambino

    Si diploma presso la scuola del Teatro Stabile di Torino, lavora con Mauro Avogadro, con il gruppo di ricerca Archivo Zeta, con sede a Firenze, fondato da Gianluca Guidotti, lavora in Francia con Dominique Pitoiset per il Teatro di Bordeaux, partecipa al Progetto Shakespeare, lavorando con Jean-Cristophe Sais e con Mamadou Dioume, attore di Peter Brook, all’interno delle manifestazioni per le Olimpiadi Invernali 2006, lavora con Luca Ronconi, appare in spot pubblicitari, fictions e films.

Condividi