LA PAZZA DI CHAILLOT

Regia: Carlo Roncaglia

In un quartiere di Parigi vive un piccolo gruppo di strane persone tra cui uno straccivendolo, un venditore ambulante, la sguattera Irma, e Aurelia, una vecchia e bizzarra "contessa", detta la pazza. Un giorno Aurelia apprende che alcuni potenti uomini d'affari intendono cercare il petrolio nel sottosuolo del quartiere. Decide allora di attrarli nella propria cantina, fingendo di aver trovato il petrolio, e di chiuderceli dentro. Ma prima di attuare il suo piano, convoca tre amiche e alcuni emarginati del quartiere per istruire una specie di processo…Ora, immaginiamo che questo apologo rassicurante venga riflesso su uno specchio deformato, e da lì rimbalzi in un ipotetico futuro. Un mondo che pare approdato ad un punto di non ritorno, o forse uno scenario contemporaneo ma a noi sconosciuto: una delle tante latitudini di miseria che si trovano ai margini, negli angoli non illuminati dalle luci della "civiltà". O magari è solo un sogno, un'immagine sfocata della memoria, un'altra realtà possibile, o la sua disperata trasfigurazione. È la grottesca ricostruzione di una società con la sua gerarchia e le sue regole: una corte con un re, la sua favorita, un buffone, una vittima, ed un popolo. Come in tutte le società c'è un ordine e di conseguenza c'è anche chi desidera sovvertirlo e conquistare il potere.

"La Pazza di Chaillot" è qui pura azione teatrale, un canovaccio, quasi un'improvvisazione che inizia per gioco e che trascina al suo interno, nel dipanarsi della storia, desideri, speranze, paure, ansie, frustrazioni degli abitanti di quel mondo ipotizzato, fino a farsi terribilmente seria e reale. L'innocente intrattenimento scenico, nato dal buffone, viene presto strumentalizzato e usato per perseguire precisi obiettivi. Il potere, chiamato in causa, entra anch'esso nel gioco teatrale per far fronte alla minaccia. Lo scontro è inevitabile e dietro la finzione scenica si decidono le sorti di una comunità.
In tutto questo, Irma Lambert, la sguattera, si muove leggera tra un piano e l'altro della rappresentazione, vivendo sia la realtà sia la finzione con uguale intensità, quasi fossero entrambe parti di un tutto.

 

 

 

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