S'I' FOSSE FOCO

Regia: Carlo Roncaglia

Chieri, 1395. Nelle mura di Landolfo si fa festa grande: ci sono fiere di mercanti, banchetti, tavole imbandite e vino spillato per strada, ci sono spettacoli di giocolieri e saltimbanchi, ci sono danze e giostre d’armi. E c’è un giullare, un cantastorie che richiama l’attenzione del pubblico su un carro che sta passando nella via maestra. Su quel carro, catene ai polsi e alle caviglie, bendato, c’è un uomo, un certo Giacomo Ristolassio.
Nessuno tra i presenti l’ha mai sentito nominare, ma questo è normale: Ristolassio non è chierese, viene da fuori, da Carmagnola, ed è un eretico. È stato sorpreso sulla strada di Villastellone in compagnia di Fra’ Angelo, un maestro cataro. Dunque anche lui dev’essere un eretico. O almeno così la pensa l’inquisitore Giovanni da Susa, un domenicano che di eretici al rogo ne ha già mandati tanti. Giovanni precede il carro ed elenca i capi d’imputazione del prigioniero. Li legge con un tono che sa già di condanna, prima ancora che venga celebrato il processo.
I mercanti di Chieri, i musici, gli artigiani immediatamente abbandonano la festa e si accodano al carro. È vero, non hanno mai visto quell’uomo, ma il suo è un caso che li appassiona. Ascoltano con un interesse sempre più vivo le invettive di Giovanni e dopo un po’ iniziano a inveire anche loro, contro quell’uomo che pure non avevano mai sentito nominare, fino a pochi istanti prima. Del resto un processo in piazza a un eretico, la sua quasi sicura condanna (visto chi è l’inquisitore), la prospettiva di assistere a un rogo, tutto questo è soprattutto uno spettacolo per questa gente, una festa nella festa. Ristolassio, poi, è una vittima perfetta: non è chierese, non è ricco, non è potente. È solo un eretico, un fabbro di Carmagnola che si è fatto tentare dal demonio e che per questo deve bruciare, prima in piazza e dopo all’inferno.

Ed eccola la piazza. Dovrebbe essere un processo quello che sta per avere luogo tra il palazzo municipale e la chiesa, ma sembra più una specie di carnevale. Il carro diventa un palco, la gente urla e lancia tutto quello che trova contro l’eretico, il giullare poi canta una filastrocca che somiglia a una beffa macabra: s’i’ fosse foco arderei… Indovinate un po’ chi? – chiede alla gente, e la gente ride.
Ma il processo, quello vero, deve cominciare, e così il palco diventa il regno della giustizia di Dio incarnata da Giovanni da Susa, che dalla sua parte ha anche la testimonianza di una giovane donna, che si scaglia contro l’eretico. La retorica del domenicano è infuocata, le sue accuse non lasciano respiro al prigioniero, la folla è tutta con l’inquisitore.
Arriva il turno di Ristolassio, perché anche un eretico deve potersi difendere. Potrebbe rinnegare la fede catara e in questo modo, forse, avere salva la vita. Ma non lo fa, perché sarà pure un povero fabbro, Giacomo, però ha i suoi principi e per difenderli è anche disposto a morire. Questo non vuol dire che non abbia paura, ne ha eccome con tutta quella gente inferocita. Ne ha così tanta che per farsi coraggio immagina che lì, sul palco, davanti a lui, ci sia Fra’ Angelo, il suo maestro. La sua fidanzata, Veronica, invece c’è davvero, non l’ha abbandonato, e anche questo gli dà un po’ di coraggio.
Intanto la folla si è fatta meno ostile nei suoi confronti, o perlomeno è disposta ad ascoltare la sua storia. È questo l’ultimo desiderio di Giacomo, raccontare una piccola storia. Quella di un povero fabbro di Carmagnola che ha imparato il mestiere dal padre, anche lui fabbro. E mio padre – dice Giacomo – in bottega mi ha insegnato una cosa: che il fuoco non è fatto per distruggere, il fuoco serve per piegare i metalli, per trasformarli in qualcosa di utile. S’io fossi foco – dice Giacomo facendo il verso al giullare – s’io fossi foco non brucerei il mondo, ma lo renderei migliore, come mi ha insegnato mio padre.
A questo punto la folla non urla più, al contrario gli uomini e le donne di Chieri chiedono a Giovanni un atto di clemenza. E lui, l’inquisitore, decide di accontentarli concedendo a Giacomo un privilegio.
Non la salvezza, che per un eretico come lui è fuori discussione. E poi il rogo è stato già allestito, la campana della chiesa suona a morto, nella piazza iniziano a crepitare le fiamme, i palazzi si animano di riflessi rossastri. Giacomo Ristolassio andrà al rogo – dice Giovanni – ma prima che alle fascine venga dato fuoco, gli si concederà il privilegio… di essere strozzato.

con
Lorenzo Bartoli
Enrico Dusio
Gianluca Gambino
Sax Nicosia
Francesca Porrini
Valentina Virando

testo Emiliano Poddi
scene e costumi Federica Perone, Silvia Palazzini e Marina Bison
musiche Enrico De Lotto
luci Piero Basso
fonica Marco Schiavone

regia Carlo Roncaglia

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    Enrico Dusio

    Attore diplomato alla scuola del Teatro Stabile Di Torino, diretta da Luca Ronconi, lavora attivamente dal 1994 interpretando ruoli da primo attor giovane in grandi compagnie come la Pagliai-Gassman, Malfatti, Albertazzi. Nel 1999 diventa doppiatore ed entra a far parte del cast della trasmissione tv “La Melevisione”. Nel 2000 diventa socio fondatore della Compagnia di Musica-Teatro Accademia dei Folli. Partecipa a varie produzioni cinematografiche e televisive. Conduce laboratori teatrali nelle scuole elementari e medie.

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    Francesca Porrini

    Diplomata alla scuola del Teatro Stabile del Veneto (1999), vive a Torino dove nel 2003 si diploma alla scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Mauro Avogadro. Continua la sua formazione con laboratori diretti da Pierre Byland, Piero Maccarinelli, Gabriella Bartolomei. Tra le produzioni a cui ha partecipato, Chie Chan ed io di Banana Yoshimoto, La testa del profeta di Elena Bono, Fedra di Euripide, Molto rumore per Nulla per la regia di W.Le Moli, Così è se vi pare per la regia di A.Averone e in Sogno di una notte di mezza estate per la regia di W.Le Moli.

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    Gianluca Gambino

    Si diploma presso la scuola del Teatro Stabile di Torino, lavora con Mauro Avogadro, con il gruppo di ricerca Archivo Zeta, con sede a Firenze, fondato da Gianluca Guidotti, lavora in Francia con Dominique Pitoiset per il Teatro di Bordeaux, partecipa al Progetto Shakespeare, lavorando con Jean-Cristophe Sais e con Mamadou Dioume, attore di Peter Brook, all’interno delle manifestazioni per le Olimpiadi Invernali 2006, lavora con Luca Ronconi, appare in spot pubblicitari, fictions e films.

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    Lorenzo Bartoli

    Si diploma alla Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino nel 2003. Successivamente frequenta la scuola di perfezionamento “Centro teatrale Santa Cristina” diretta da Luca Ronconi e continua la sua formazione con Jiulie Stanzak, Franco di Francescantonio, Marcel Marceau, Gabriella Bartolomei. Vince “Prova d’attore “ , teatro Tangram Torino. Riceve la menzione speciale per “Giovani Realtà del Teatro”, Accademia Nico Pepe. Recita con registi come L. Ronconi, V. Binasco, C. Rifici, M. Avogadro, D. Pitoiset, H. Brockhaus, W. Le Moli.

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    Sax Nicosia

    Attore e cantante diplomato nel 2000 presso la Scuola di Teatro del Teatro Stabile di Torino fondata da Luca Ronconi. Lavora in teatro in numerosi allestimenti sotto la regia, tra gli altri, di Mauro Avogadro, Davide Livermore, Carlo Roncaglia, Giancarlo Cobelli, Ugo Gregoretti. Molte le sue collaborazioni in radio con Sergio Ferrentino. Lavora nel cinema con Luis Nero (Pianosequenza, Hans, La rabbia), Maxì Dejoie (The Gerber Syndrome), Maria Sole Tognazzi (L'uomo che ama). Numerose partecipazioni a fiction e sit-com televisive.

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