LIBERTÀ RESISTENTI

Un partigiano, otto proiettili tedeschi in corpo, è rimasto solo, in una casa che nemmeno conosce. Sta aspettando i soccorsi, ma non è che si faccia tante illusioni: sa che arriveranno prima i fascisti, stavolta. Del resto, era un tempo in cui i ragazzi come lui erano chiamati più a morire, che a vivere. Deve aver pensato questo, il partigiano, e come lui la pensava anche Milton, un eroe di Fenoglio, a cui appartengono queste parole. Doveva essere un’idea piuttosto comune, tra i partigiani: è un tempo in cui siamo chiamati a morire più che a vivere. Potrebbe essere la conclusione più giusta anche per questa storia.Solo che questa non è una storia come tutte le altre. Se questa fosse una storia come le altre, il partigiano sarebbe rimasto in quella casa, lo sten ai piedi del letto, in attesa dei soccorsi, oppure dei fascisti. Se fossero arrivati prima i fascisti, il partigiano avrebbe saputo cosa fare. Avrebbe preso lo sten, avrebbe poggiato la canna sotto il mento e avrebbe fatto fuoco. In questo modo i fascisti non lo avrebbero preso vivo e lui sarebbe morto senza soffrire. Ma questa, l’abbiamo detto, non è una storia come le altre. Perché il partigiano, prima che i compagni se ne andassero, volle da loro anche due mitra, oltre allo sten, e il sacco degli esplosivi, e le bombe a mano. “Nel caso che i fascisti facciano prima dei soccorsi”, disse ai compagni. Il partigiano sapeva bene cosa fare, se fossero arrivati prima loro. Una piccola cosa fatta bene.
Molti anni son passati da quel giorno che i fascisti / ci son messi in cento ad ammazzarlo. / E ancora non si sentono tranquilli perché sanno che / gira per la città Dante di Nanni.
Lo spirito di quel partigiano è ancora vivo – cantano gli Stormy Six – e si aggira per le strade, in tutte le strade dove si combatte e si resiste per la libertà. Noi abbiamo fatto nostro questo canto, e insieme, anche gli altri canti della Resistenza: Fischia il vento, Bella ciao, La pianura dei sette fratelli…
Dante di Nanni aveva solo diciotto anni, quando morì. Per la cronaca, quel giorno, i fascisti non erano davvero cento, come cantano gli Stormy Six.
Erano molti di più.

testo: Emiliano Poddi

musiche e arrangiamenti: Enrico De Lotto
luci e fonica: Donato Merz Terrameo

regia: Carlo Roncaglia

 

Condividi