PALHASIR

C’era un paese, ai piedi delle montagne, dove il giorno dell’Epifania i ragazzini si mettevano a cercare nella neve. Guardavano bene se i re Magi avessero perduto qualcosa, perché i vecchi raccontavano che durante la notte erano passati proprio da lì, e a volte perdevano oggetti di valore. Uno scrigno scivolato giù dalla gobba di un cammello, o magari un bracciale d’oro. E i ragazzini ci credevano, perché lo sapevano che da quel loro paese ci passavano tutti. Ci passavano i Frati Antoniani che portavano un mantello nero e sul petto una grossa T; ci passavano i vassalli dell’impero e i pellegrini in cammino verso Santiago; ci passavano le truppe del re di Francia che andavano a combattere contro i Savoia, e anche le truppe dei Savoia in guerra contro il re di Francia; ci passavano epidemie, incendi, alluvioni; e mercanti della seta, conciatori di pelli, tessitori, fabbri. E dunque era possibile che da quel paese, una volta all’anno, ci passassero pure i re Magi, nel loro lungo viaggio verso la grotta di Betlemme.
Tra questi ragazzini che cercano nella neve c’è anche Palhasir. Si chiama Joseph, in realtà, ma Perron, il vecchio del paese, lo ha ribattezzato così perché è un tipo sveglio, uno che ascolta e impara, assorbe tutto come le stuoie di paglia appese ai muri per catturare l’umidità: i palhasir, appunto.
Un giorno Palhasir, fra “i tesori dei re Magi”, trova una fiaschetta di metallo dov’è inciso un volto che gli somiglia, e subito si convince che quello è il volto di suo padre. Quel padre che non ha mai conosciuto, perché è andato via dal paese prima ancora che lui nascesse.
Inizia così il lungo viaggio di Palhasir alla ricerca del padre, oltre le montagne, sui sentieri di pellegrini, contrabbandieri, soldati e mercanti della seta. Un viaggio in cui Palhasir, cercando le proprie radici, finirà invece per trovare il proprio destino.
E il destino, nel suo caso, prende la forma di un bel paio di sci di legno, con le punte rialzate, strani aggeggi che cambieranno per sempre la sua storia e quella dell’intero paese…

con
Enrico Dusio
Carlo Roncaglia

e con
Enrico De Lotto: contrabbasso
Vincenzo Novelli: chitarra
Giò Dimasi: percussioni

testo: Emiliano Poddi, Eric Minetto
musiche: Enrico De Lotto
luci e fonica: Donato Merz Terrameo

ideazione scenica e regia: Carlo Roncaglia

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    Carlo Roncaglia

    Regista attore e musicista diplomato nel 1997 presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi, partecipa ad un workshop teatrale internazionale con tournée in Romania, Danimarca, Svezia e Norvegia. Recita tra gli altri con Giancarlo Cobelli, Gabriele Lavia, Mauro Avogadro, Eugenio Allegri. Nel 2000 fonda la Compagnia di Musica-Teatro Accademia dei Folli della quale è direttore artistico e per la quale cura le regie degli spettacoli teatrali. È anche doppiatore e attore televisivo e cinematografico.

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    Enrico De Lotto

    Bassista, contrabbassista, compositore ed arrangiatore. Ha studiato jazz per diversi anni con Dino Contenti, Saverio Miele, Diego Borotti, Roberto Regis e altri. Ha suonato in formazioni di vari generi e di varia composizione, fino a focalizzarsi sulla musica d’autore con ispirazione jazz-blues. Parallelamente, da 10 anni lavora anche nel campo del cinema, in cui ha collaborato con registi come Roberto Faenza, Giuseppe Ferrara e Carlo Lizzani. Collabora con la Film Commission Torino Piemonte.

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    Enrico Dusio

    Attore diplomato alla scuola del Teatro Stabile Di Torino, diretta da Luca Ronconi, lavora attivamente dal 1994 interpretando ruoli da primo attor giovane in grandi compagnie come la Pagliai-Gassman, Malfatti, Albertazzi. Nel 1999 diventa doppiatore ed entra a far parte del cast della trasmissione tv “La Melevisione”. Nel 2000 diventa socio fondatore della Compagnia di Musica-Teatro Accademia dei Folli. Partecipa a varie produzioni cinematografiche e televisive. Conduce laboratori teatrali nelle scuole elementari e medie.

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    Giò Dimasi

    Batterista e percussionista nonché insegnante, si è diplomato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino in jazz e in strumenti a percussione. Passa con disinvoltura dalla musica classica al jazz, con sporadiche incursioni nel folk, suonando in numerose formazioni. dal 2007 collabora stabilmente con la Compagnia di Musica-Teatro Accademia dei Folli.

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    Vince Novelli

    Chitarrista classico prestato al jazz, affronta gli studi classici sotto la guida dei maestri Bellavia, Lardù, Immormino, Santarelli e Russo e si diploma presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Nel 2002 il primo disco “Vince Novelli Trio”. Lavora anche come chitarrista elettrico con il gruppo torinese degli Alta Marea. Ha collaborato con artisti come Jimmy Fontana e Riccardo Fogli. Dal 2001 affianca all’attività concertistica l’insegnamento: crea a Chieri la scuola Officina Musicale, è direttore dei corsi, insegna chitarra classica e jazz, tecniche di fingerstyle, teoria e solfeggio, armonia.

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