La storia dItalia del primo Novecento è una storia di sradicamenti, di uomini e donne che se ne andavano dai loro paesi per cercare lavoro. Il caso di Coniolo è un po diverso: lì, in un certo senso, è stato il paese ad andarsene.
La storia dItalia del primo Novecento è una storia di sradicamenti, di uomini e donne che se ne andavano dai loro paesi per cercare lavoro. Il caso di Coniolo è un po diverso: lì, in un certo senso, è stato il paese ad andarsene. Il sottosuolo casalese lo sapevano già i Romani era ricco di marna, e in particolare la zona di Coniolo sembrava venata di filoni inesauribili. Nei primi due decenni del secolo scorso l Unione Italiana Cementi si mise a seguirli, a scavare nella terra, a estrarre loro locale.
E così col tempo, non lontano da quello costruito alla luce del sole, nacque una specie di paese sotterraneo, come al negativo, vuoto invece che pieno, fatto di gallerie, cunicoli, finestre e pozzi. E più questo paese sotterraneo singrandiva, più lUnione si arricchiva. Scavi e sbancamenti raggiunsero le fondamenta delle case, finché a un certo punto, nemmeno tanto metaforicamente, ai coniolesi non venne a mancare la terra sotto i piedi. Sui muri di palazzi e chiese apparvero la prime crepe, caddero dei calcinacci, poi fu la volta di veri e propri crolli. La colpa lo sapevano tutti era di quel paese cresciuto sotto i loro piedi, a dismisura.
LUnione allinizio negò ogni responsabilità, ma poi, di fronte allevidenza, accettò di rimediare, a modo suo. Fece pressione sul governo regio perché decretasse lesproprio del territorio per ragioni dinteresse comune cioè linteresse dellUnione e provò ad acquistare lintera area su cui sorgeva il paese. La cosa bizzarra era che si trattava di una terra che veniva acquistata non per quello che cera sopra il paese appunto ma per quello che cera sotto, la marna, che valeva molto di più.
E Coniolo? E i suoi abitanti? Semplice, dissero quelli dellUnione, Coniolo la rifacciamo da unaltra parte. Gli abitanti avrebbero ricevuto una casa nel nuovo paese a loro non mancava certo il cemento per costruirne uno dal nulla oppure sarebbero stati rimborsati in denaro.
Questa storia viene vista attraverso la vicenda di quattro fratelli, tre maschi e una femmina, rimasti orfani quanderano ancora dei ragazzini. Hanno iniziato presto a sgobbare, prima nei campi poi nelle cave, hanno lavorato duro per salvare la casa dove sono nati. E adesso quella casa rischia di crollare per colpa dei buchi nella terra che loro stessi hanno contribuito a scavare. Di fronte allofferta dellUnione, per la prima volta i quattro fratelli sembrano non essere daccordo. Cè chi pensa che è inutile opporsi, in fondo si tratta solo di spostarsi a poche centinaia di metri dal paese. Cè chi invece ha sempre lottato contro le prepotenze dei padroni, ieri per ottenere condizioni di lavoro più giuste e oggi per non vedere distrutta la casa dei genitori. C'è chi scorge nel rimborso dell'Unio una grande possibilità, quella di ricominciare da un'altra parte, magari in città.
E cè infine chi proprio non vuole andarsene, chi si identifica con il luogo dov'è cresciuto a tal punto da credere che un uomo senza radici, senza la sua memoria, non è niente.