SE ME LO DICEVI PRIMA
Una panchina. Un fazzoletto di prato. Un uomo e due bizzarri interlocutori silenziosi.
"Se me lo dicevi prima... Mi portavo da leggere"
Lui è "uno". Non un tipo: proprio "uno". Un clochard che inganna un'attesa beckettiana raccontandosi vite che, forse, ha vissuto.
"Se me lo dicevi prima" è il suo mantra, quello di chi arriva sempre un attimo in ritardo sulla vita. Vorrebbe essere un playboy ma finisce per parlare da solo. Progetta fughe rocambolesche ma è bloccato dal mal di schiena. Ha un piano per tutto, poco importa se sia pieno di falle. Imprenditore fallito, criminale inetto, sognatore di dive hollywoodiane costretto a un brusco risveglio all'Idroscalo...
Attraverso i suoi occhi stralunati e irresistibilmente bugiardi, prende forma una biografia maldestra fatta di vorrei-ma-non-posso. Le sue storie sono ora assurde, ora tenere, spesso amare, sempre ironiche, con un velo di malinconia. Si alternano alle canzoni di chi ha saputo raccontare la vita degli ultimi con uno sguardo disincantato, ma mai cinico: Enzo Jannacci e la sua cricca milanese, da Dario Fo a Cochi e Renato, esplorando poi le sfumature della comicità d'autore di Francesco Guccini, Paolo Conte, Fred Buscaglione e Vinicio Capossela.
Lui, "Uno", è l'archetipo dell'antieroe jannacciano. Un personaggio sospeso e inaffidabile, ma genuino, autentico. Il suo diventa un viaggio semiserio nella poetica degli sconfitti.
"Quelli che perdono. Con stile. Ma perdono sempre."


