GROWIN' UP

Tutto è cominciato il 9 maggio del ’74, all’Harvard Square Theatre di Cambridge, subito dopo l’uscita di The Wild. Tra il pubblico c’era un critico musicale, un pezzo grosso… O forse no, amico mio, niente comincia esattamente così, in un certo posto e in una certa data. È cominciato tutto in tanti posti, e tante volte, e alcune di queste volte voglio raccontartele stasera, amico, prima che sia troppo tardi. La storia di Bruce Springsteen.

Il mito di uno sfuggente american dream; la libertà delle highways contrapposta all’oscurità delle strade di periferia, dove giovani amanti si fanno promesse di una vita migliore; la dura esistenza dei lavoratori e dei disoccupati; la ricerca perenne di una promised land. Dall’appassionata ricerca giovanile di “Greetings from Asbury Park” all’amara constatazione della maturità di “The Ghost of Tom Joad”, Bruce Springsteen traccia, con le sue canzoni e con la sua stessa vita, la parabola di un grande romanzo americano.

“Growin’ up” racconta com’è cominciato tutto, il primo capitolo di questo strepitoso romanzo, l’inizio della parabola: quando ancora nessuno lo chiamava The Boss; prima della consacrazione definitiva di “Born to Run”; prima ancora che il critico Jon Landau, “con i polpastrelli delle dite anestetizzati dopo il tanto tambureggiare sulla poltrona per battere il tempo”, scrivesse sulla tastiera della sua temutissima Remington: «Stasera ho visto il futuro del rock ’n’ roll: il suo nome è Bruce Springsteen».

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